Farmacologia: definizione, storia, rami e pratica clinica

Última actualización: novembro 23, 2025
  • Definizione completa di farmacologia con rami, concetti ADME e termini chiave
  • Storia in tre ere: naturale, sintetica e biotecnologica con esempi
  • Vie di somministrazione con casi pratici e gestione della sicurezza
  • Ruolo della farmacologia clinica, risorse, figure storiche e certificazioni

immagine di farmacologia

La farmacologia è il ponte tra le sostanze chimiche e gli organismi viventi: studia come i farmaci influenzano le funzioni biologiche e come il corpo, a sua volta, modifica e gestisce queste molecole. Questa disciplina è oggi essenziale per medicina, farmacia e scienze della vita, e alimenta decisioni cliniche, sviluppo di terapie e sicurezza dei pazienti in ogni contesto sanitario.

In queste pagine troverai un quadro completo e aggiornato: origine del termine e tappe storiche, dalle radici naturali all’era biotecnologica; i principali rami della farmacologia (dalla farmacocinetica alla farmacovigilanza), concetti chiave (biodisponibilità, emivita, metaboliti), vie di somministrazione con esempi pratici, ruolo della farmacologia clinica e competenze professionali, fino a risorse, figure storiche e certificazioni europee e statunitensi.

Che cos’è la farmacologia

Il termine nasce nel 1721 e affonda nel greco antico: phármakon (rimedio) e lógos (discorso). In senso moderno la farmacologia analizza i farmaci, i loro effetti su cellule, tessuti e sistemi, e le risposte dell’organismo in termini di assorbimento, distribuzione, trasformazione ed eliminazione. Nella pratica sanitaria è la bussola che orienta prescrizione, dosi, monitoraggio e sicurezza d’uso.

La disciplina viene insegnata soprattutto nei corsi di laurea in medicina, farmacia e CTF (Chimica e Tecnologia Farmaceutiche), dove rappresenta un pilastro scientifico e professionale. Il suo sapere consente di comprendere i meccanismi d’azione delle molecole, di ottimizzare le terapie e di ridurre i rischi correlati ai trattamenti farmacologici.

Origine del termine ed evoluzione storica

La traiettoria storica della farmacologia si può ripercorrere in tre grandi ere: naturale, sintetica e biotecnologica. Prima dell’uso medico sistematico, alcune sostanze erano considerate ‘articoli di festa’ (come l’etere etilico nel XVI secolo o l’ossido nitroso alla fine del Settecento), a testimonianza di un lento passaggio dal rituale all’evidence-based.

Era naturale

Nell’Età classica, Dioscoride sistematizzò la Materia Medica con centinaia di preparazioni; in seguito, Galeno elaborò concetti e compendi che hanno segnato l’arte farmaceutica per secoli. Tra XV e XVII secolo, le Grandi Scoperte introdussero in Europa specie come caffè, cacao e ipecacuana, ampliando il repertorio terapeutico.

L’Illuminismo favorì lo sviluppo del pensiero scientifico e della fisiologia, prerequisiti che hanno reso possibile la nascita della farmacologia come scienza autonoma.

Era sintetica

Con l’Ottocento, inizia l’isolamento dei principi attivi: Sertürner ricava la morfina; altri scienziati isolano stricnina, chinino e salicina. Rudolf Buchheim fonda il primo istituto di farmacologia, aprendo la strada alla ricerca sperimentale sistematica.

Nel 1897 Hoffmann sintetizza l’aspirina dall’acido salicilico; negli anni Trenta il prontosil anticipa l’era degli antibatterici. Queste svolte rendono la farmacologia una scienza quantitativa, capace di correlare struttura, dose ed effetto.

Era biotecnologica

La fine del Novecento porta l’ingegneria genetica nei laboratori farmaceutici: insulina umana prodotta con DNA ricombinante, ormone della crescita, i primi tentativi di terapia genica e, più tardi, l’approvazione di terapie avanzate come voretigene neparvovec per forme ereditarie di cecità.

Si affacciano i biofarmaci e si diffonde la farmacogenomica, che studia come farmaci e tossici modulino l’espressione di geni e proteine, suggerendo nuovi bersagli terapeutici e strategie di personalizzazione della terapia.

Rami e sotto-discipline

La farmacologia generale analizza i meccanismi comuni d’azione dei farmaci e si articola in farmacocinetica (ciò che l’organismo fa al farmaco) e farmacodinamica (ciò che il farmaco fa all’organismo). Insieme, queste aree fondano la valutazione razionale di efficacia e sicurezza.

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La farmacologia cellulare e molecolare indaga i bersagli biologici, le vie di segnale e gli eventi cellulari che si traducono in effetti sistemici. La farmacognosia studia farmaci e sostanze naturali, caratterizzando fonti botaniche e animali, metodi di isolamento, identificazione e quantificazione dei principi attivi.

La farmacologia clinica valuta efficacia terapeutica e sicurezza nell’uomo, con metodologie sperimentali adeguate (studi clinici, disegni in doppio cieco, misure di esito). La farmaco-economia pesa costi, benefici e sostenibilità.

Farmacogenetica e farmacogenomica esplorano come differenze genetiche individuali e di popolazione influenzino risposta ed eventi avversi, e come i farmaci modifichino l’espressione genica. La farmacovigilanza monitora i medicinali in commercio per rilevare reazioni non emerse nella sperimentazione.

La tossicologia studia gli effetti nocivi su uomo, animali e piante di sostanze esogene (farmaci, prodotti naturali, contaminanti, additivi e fitofarmaci). Cresce inoltre la farmacologia di genere, che analizza differenze di efficacia e sicurezza legate al sesso e al genere, includendo gravidanza, allattamento e ciclicità mestruale.

Concetti fondamentali: dal banco al letto del paziente

Biodisponibilità: frazione di principio attivo che raggiunge la circolazione sistemica. Per esempio, il marcato metabolismo di primo passaggio epatico e intestinale fa sì che la nitroglicerina sia indicata per via sublinguale per ottenere effetto rapido.

Emivita: tempo necessario perché la concentrazione plasmatica si dimezzi. Determina intervallo di dosaggio e tempo al raggiungimento dello steady-state.

Metabolita: prodotto della biotrasformazione. Alcune molecole sono pro-farmaci e si attivano dopo il metabolismo; altre diventano più polari per essere eliminate più facilmente.

Posologia: quantità per somministrazione e intervallo tra le dosi; dipende da farmacocinetica, farmacodinamica, caratteristiche del paziente e comorbidità.

Farmacocinetica: ADME in pratica

Assorbimento: i farmaci devono attraversare barriere biologiche per entrare nel circolo, a eccezione della somministrazione endovenosa. La forma non ionizzata attraversa meglio le membrane; acidi deboli tendono a essere assorbiti in ambienti acidi (stomaco), basi deboli in ambienti più basici (intestino). L’ordine tipico dei tempi di assorbimento è: compressa > capsula > sospensione > soluzione.

Distribuzione: dipende da peso e dimensioni molecolari, carica, lipofilia, legame a proteine plasmatiche e perfusione dei tessuti. Barriere specializzate (come l’encefalica) influenzano il raggiungimento del sito d’azione.

Metabolismo: reazioni di fase I (ossidazione, riduzione, idrolisi) e fase II (coniugazioni) possono inattivare, attivare o modificare l’attività farmacologica. Fattori come età, sesso, specie, patologie, induzione o inibizione enzimatica e interazioni influenzano la velocità di biotrasformazione.

Eliminazione: rene e fegato sono i principali organi di escrezione; si eliminano farmaci o loro metaboliti anche con bile, sudore, saliva, lacrime e feci. Molecole lipofile tendono a essere metabolizzate in composti più polari per favorire l’escrezione renale.

Vie di somministrazione con esempi

Orale: semplice ed economica; l’assorbimento (soprattutto nell’intestino tenue) è influenzato da pH, motilità gastrointestinale, flusso splancnico, formato farmaceutico, interazioni e primo passaggio. Per la nitroglicerina, il primo passaggio degrada gran parte della dose, per cui si preferisce la via sublinguale.

Sublinguale: consente effetto rapido e accesso diretto alla circolazione sistemica; adatta a molecole instabili in ambiente acido o fortemente metabolizzate dal fegato.

Rettale: utile quando la via orale non è praticabile (nausea, pre/post-operatorio), con assorbimento relativamente rapido; esempi includono acetaminofene, diazepam e lassativi.

Cutanea ed epiteliale: topica (azione locale, es. ketoconazolo per micosi), transdermica (sistemica a rilascio prolungato, es. nicotina o contraccettivi), oculare (colliri come dorzolamide per azione locale), e nasale (spray con assorbimento rapido, es. calcitonina per osteoporosi, fluticasone per rinite).

Inalatoria: rapida, permette sia azione sistemica (anestetici volatili e gas come N2O) sia locale (es. salbutamolo come broncodilatatore) minimizzando effetti sistemici.

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Parenterale: sottocutanea (es. insulina), intramuscolare (assorbimento rapido e azione prolungata, es. penicillina), endovenosa (la più rapida e affidabile; velocità legata alla modalità di somministrazione), e intratecale (spazio subaracnoideo per analgesia/anestesia e terapie del SNC). Nelle emergenze, adrenalina EV può essere vitale in caso di anafilassi.

Modelli animali: in sperimentazione si usano vie orale (gavage o consumo volontario), sottocutanea, intramuscolare, intraperitoneale ed endovenosa per valutare efficacia e sicurezza precliniche.

Definizioni operative utili

Farmaco: sostanza chimica a struttura nota che, non essendo un nutriente, produce un effetto biologico quando somministrata. Non ‘crea’ funzioni, le modula. Alcune eccezioni all’azione recettoriale includono diuretici e purganti osmotici, antiacidi e chelanti dei metalli.

Medicinale: preparazione che contiene uno o più farmaci per prevenire, diagnosticare o trattare malattie e sintomi. La specialità medicinale è prodotta industrialmente con denominazione e confezionamento propri.

Rimedio: qualsiasi intervento mirato ad attenuare o curare disturbi. Droga: sostanza che modifica una funzione fisiologica, con o senza finalità benefica.

Sostanza tossica: capace di causare danni gravi con rischio per la vita (es. cianuro, organofosforici). Forme farmaceutiche: compresse, capsule, elisir, ovuli, sciroppi, supposte ecc.

Eccipienti: componenti inattivi (es. propilenglicole, silicato di magnesio idratato, sorbitolo, vaselina). Coadiuvanti: facilitano l’assorbimento o l’azione.

Formule magistrali: preparazioni allestite in farmacia per un paziente specifico. Farmacocinetica clinica: definisce quanto e ogni quanto somministrare al paziente in base a parametri individuali.

Farmacologia clinica: dal dato alla decisione

La farmacologia clinica promuove l’uso razionale dei medicinali: analizza composizione, proprietà fisico-chimiche, interazioni, tossicologia, effetti biochimici e fisiologici, assorbimento, biotrasformazione ed escrezione, per ottimizzare diagnosi e terapia.

Il professionista in questo ambito sa selezionare, prescrivere, standardizzare e gestire l’intero ciclo del farmaco, integrando evidenze cliniche con valutazioni economiche per scegliere l’opzione più adatta e sostenibile per il singolo paziente e per il sistema sanitario.

In contesti ospedalieri, ambulatoriali e territoriali (farmacie di comunità, cliniche private, strutture residenziali), la farmacologia clinica lavora in team multiprofessionale, migliorando adesione terapeutica, riducendo tempi di degenza e affinando la gestione dei rischi.

Farmacologia in medicina e infermieristica

Nella formazione medica la farmacologia è un cardine: si studiano meccanismi d’azione, effetti, obiettivi terapeutici, assorbimento, modifiche funzionali e strutturali, interazioni farmacologiche, per una prescrizione consapevole e sicura.

In infermieristica, competenze in farmacocinetica e farmacodinamica guidano la somministrazione, la lettura delle prescrizioni, la prevenzione di reazioni avverse e l’educazione del paziente. Un esempio classico è la diversa posologia del propranololo: 5 mg EV vs 40–80 mg per os, con differenze dovute alla biodisponibilità e al metabolismo di primo passaggio.

Esempi pratici: nitroglicerina sublinguale per azione rapida nell’angina; warfarin che richiede aggiustamenti in caso di insufficienza epatica; la trazodona o la fluoxetina che possono potenziare l’effetto di anticoagulanti e aumentare il rischio di sanguinamento; alcuni antibiotici, come l’amoxicillina, la cui assorbimento può risentire dell’assunzione concomitante di latticini a causa dell’interazione con il calcio.

Prevenire gli errori terapeutici è cruciale: calcolo corretto della dose (ad esempio attenzione al paracetamolo, oltre 4 g/die il rischio epatico aumenta), scelta della via adeguata, verifica delle interazioni, protocolli e formazione continua basati sui ‘diritti della somministrazione’ garantiscono maggiore sicurezza.

Altre aree e discipline collegate

Farmacoterapia: integra farmacodinamica e farmacocinetica per costruire strategie terapeutiche. Immunofarmacologia: azione dei farmaci sul sistema immunitario. Tecnologia farmaceutica e farmacotecnica: preparazione, purificazione, stabilità, conservazione e presentazione dei medicinali.

Farmacoepidemiologia: studia in popolazione reazioni avverse, rapporto rischio/beneficio e costi. Farmacovigilanza: rileva, valuta e previene reazioni avverse e problemi di qualità nei farmaci autorizzati. Cronofarmacologia: relazione tra tempo biologico e risposta ai farmaci.

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Tra i riferimenti teorici ricorrenti c’è l’aforisma attribuito a Paracelso: ‘la dose fa il veleno’, e la celebre intuizione di Paul Ehrlich sintetizzata nel motto Corpora non agunt nisi fixata (un farmaco agisce solo se legato), utile a ricordare che la maggior parte delle molecole esercita i propri effetti interagendo con bersagli specifici.

Farmacoterapia, immunofarmacologia (es. steroidi) e tecnologia farmaceutica si intersecano per definire trattamenti efficaci e sicuri.

Metodi sperimentali e qualità delle prove

Somministrazione e disegni sperimentali (inclusi studi clinici e doppio cieco) sono centrali per misurare efficacia e sicurezza. La regola di Lipinski aiuta a valutare la drug-likeness di composti orali. Concetti come placebo e nocebo si intrecciano con la corretta interpretazione degli esiti clinici.

Le conoscenze di base in biologia (anatomia, fisiologia, biochimica, biologia molecolare, immunologia, neurobiologia, microbiologia, ecologia, genetica e altre specialità) si integrano con la farmacologia per comprendere a fondo i meccanismi di malattia e terapia.

Certificazioni professionali

Nel 2015 la European Federation of Pharmacological Societies ha istituito la Certificazione Europea dei Farmacologi (EuCP), che attesta standard di formazione, competenze, esperienza e status professionale nei paesi dell’Unione Europea.

Gli individui qualificati possono essere riconosciuti come European Certified Pharmacologist, aderendo a linee guida approvate dalle società nazionali: criteri e procedure di certificazione e ricertificazione, ambiti teorici e pratici rilevanti per l’idoneità.

Negli Stati Uniti, la certificazione dei farmacologi clinici è curata dall’American Board of Clinical Pharmacology, che definisce percorsi di abilitazione e mantenimento delle competenze.

Figure e contributi storici

La storia della disciplina è stata segnata da scienziati come Paul Ehrlich (che ha formalizzato concetti cardine dell’interazione farmaco-bersaglio), Karl Wilhelm Scheele, Lewis B. Sheiner e Stuart L. Beal (pionieri nella farmacocinetica e nella modellistica), Tu Youyou (ricerca su antimalarici), Vittorio Erspamer (mediatori bioattivi), oltre a Federico Nitti, Gian Luigi Gessa e Giuseppe Brotzu, ciascuno con apporti distintivi.

Tra le ‘pietre miliari’ dell’era sintetica figurano morfina, chinino, salicina e aspirina, e più tardi i chemioterapici antibatterici; l’era biotecnologica ha introdotto insulina ricombinante, GH e terapie geniche, espandendo radicalmente la cassetta degli attrezzi terapeutica.

Riviste scientifiche e risorse

La letteratura di settore include periodici come Annual Review of Pharmacology and Toxicology, British Journal of Pharmacology, Pharmacology & Therapeutics, Biomedical and Pharmacology Journal, National Journal of Physiology, Pharmacy and Pharmacology, Pharmacy and Pharmacology International Journal, Journal of Pharmacology and Pharmacotherapeutics, Trends in Pharmacological Sciences, Pharmacology Biochemistry & Behavior e PharmAdvances.

Opere di riferimento spesso citate includono testi come le basi farmacologiche della terapeutica, compendi di anestesiologia, atlanti di anatomia e trattati di farmacologia generale. Sono disponibili anche iniziative open access (per esempio manuali di chimica farmaceutica) e progetti collaborativi dedicati.

Temi correlati

Tra gli argomenti strettamente collegati spiccano placebo, nocebo, regola di Lipinski, somministrazione, studio clinico e doppio cieco. Questi temi aiutano a contestualizzare metodologia, sviluppo e valutazione di nuovi trattamenti.

Classificazioni e controlli bibliografici

La farmacologia è catalogata in diversi sistemi di autorità: BNCF 10573, LCCN sh85100599, GND 4045687-0, BNE XX524409, BNF cb11945810d, J9U 987007541287805171, NDL 00574204. Questi identificatori facilitano la tracciabilità bibliografica e l’uniformità delle voci enciclopediche internazionali.

La farmacologia intreccia storia, biologia, chimica e clinica per trasformare sostanze in terapie efficaci e sicure. Dal banco di laboratorio al letto del paziente, dai concetti ADME alle vie di somministrazione, dalla farmacogenomica alla vigilanza post-marketing, il suo linguaggio comune guida scelte terapeutiche consapevoli, promuove qualità e sicurezza delle cure e alimenta l’innovazione che cambia la pratica sanitaria ogni giorno.

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